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Radrezza: «Mi sono ripreso ciò che mi era stato tolto. Alvini è un allenatore unico»

«Ci siamo rialzati in pochi giorni dando una lezione di vita oltre che di calcio. Pensiamo prima a salvarci, ma la Reggiana è pronta a stupire»

Redazione TuttoReggiana
13.11.2020 16:15

© AC Reggiana

In questa settimana di pausa dal campionato, Igor Radrezza parla del momento d'oro che stanno vivendo lui e i suoi compagni pronti a sorprendere tutti anche in Serie B. Di seguito riportiamo le parole del centrocampista padovano, raggiunto dai microfoni di Pianeta Serie B.

«Al di là del gol che non scorderò mai, sto rivivendo continuamente il mio percorso dalla notte del 22 luglio - sottolinea Radrezza - Da giovane sono passato dalla Serie B alla Serie D in un solo anno a causa di fallimenti e tasselli che non si sono incastrati nella giusta maniera, per poi rifare il passaggio inverso nello stesso lasso temporale tra il 2019 e il 2020. Mi sono ripreso ciò che mi era stato tolto e posso dire di essermi guadagnato questa possibilità, perché nessuno mi ha mai regalato niente. Quando ero nei dilettanti mi domandavo perché fossi finito lì ma, allo stesso tempo, dentro di me avevo la consapevolezza di poter giocare a certi livelli. Sono ritornato in cadetteria, ho pensato di essere in una categoria confacente alle mie caratteristiche e alla mia forza, e l’entusiasmo è alle stelle. Sono felice, vado avanti per la mia strada e, non lo nascondo, ho un ultimo sogno da voler realizzare. Non lo dico esplicitamente, ma presumo sia intuibile. C’è un ultimo salto che voglio fare».

Inevitabile porre l'accento sul Covid-19 che sta indelebilmente segnando questa stagione, soprattutto in casa granata. «Già nella scorsa stagione abbiamo provato la sensazione di stare lontano dal campo per questa brutta situazione, ma lanciammo un segnale importante perché, dopo tre mesi, non fu lesa la nostra voglia di terminare quel campionato. Conquistare la promozione con partite secche è stata una cosa davvero incredibile. La paura è ritornata con aggressiva malignità, perché la squadra è stata colpita in massa, ma in quei diciannove giorni abbiamo legato ancora di più e desideravamo dimostrare ancora una volta quanto fosse forte il senso di appartenenza del gruppo. La risposta è stata domenica, non credo sia mai capitata una simile dinamica nel calcio: una squadra intera che non può giocare per motivi di salute. Siamo ritornati e, con pochi allenamenti sulle gambe, abbiamo dato una lezione di vita oltre che di calcio. Ritengo che il nostro sia un esempio per avvalorare la necessità di reagire dopo i momenti bui che la malattia porta».

Un ruolo importantissimo Radrezza lo attribuisce al condottiero granata, mister Massimiliano Alvini. «E' un allenatore straordinario, ritengo di non aver mai avuto un tecnico così, ma non lo dico perché abbiamo conquistato una promozione insieme, direi lo stesso se fossimo ancora in Serie C. Prepara le partite in maniera spettacolare e maniacale ma è innanzitutto un grande uomo, che dice le cose come stanno. Riesce a trovare i punti di forza in qualsiasi calciatore che ha davanti e a metterli a disposizione del collettivo in relazione alla singola partita. Mi lascia molta tranquillità, ovviamente impartendo i compiti da eseguire in campo. Voglio continuare a seguirlo perché nella mia carriera non ho mai avuto un allenatore così. Devo tanto a lui così come al direttore sportivo Tosi, che mi ha voluto fortemente nella passata stagione e mi seguiva già da qualche anno. Adesso possiamo continuare il percorso e sognare insieme».

Radrezza non pone limiti a questa Reggiana. «Continuando con questa intensità e abnegazione, potremo sicuramente divertirci e stupire. Credo che si possa fare un altro grande campionato, ma è presto per esporsi eccessivamente, perché la cadetteria è lunghissima e molto strana, la classifica cambia continuamente. Pensiamo innanzitutto a salvarci ma, ribadisco, vogliamo stupire ancora».

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