Ex granata

Il pronostico di Barilli: «Granata outsider dietro a tre grandi favorite. Martedì attenzione al Bassano...»

«Dopo 48 anni il mio tifo per la Regia non è venuto a mancare. Il Südtirol è galeotto e se la giocherà contro tutti»

Francesco Villa
13.05.2018 20:45

Il "miracolo sportivo" del Südtirol, che al fotofinish ha strappato alle dirette concorrenti il secondo posto, porta anche la firma dell’ex patron granata Alessandro Barilli, accasatosi in estate nella società altoatesina con la veste iniziale di consulente. Ai nostri microfoni, l'ex presidente della Reggiana torna a parlare del suo vecchio amore e fa un pronostico sui playoff.

Da spettatore esterno, dove pensa che possa arrivare la Reggiana?
«A mio avviso ha l’organico migliore del girone con capacità stratosferiche ma purtroppo non tutte le ciambelle escono col buco. I granata sono incappati in un’annata difficile soprattutto all’inizio, complice la situazione tecnica che probabilmente non aveva tanto futuro e magari anche una cattiva preparazione che ha portato numerosi infortuni. Poi la squadra si è rialzata e ha vissuto un momento magico mostrando un calcio eccellente; la speranza è che si riprenda dal calo fisico dell’ultimo periodo, passi il primo turno e recuperi qualche elemento importante dall’infermeria. Questa Reggiana può arrivare in fondo, a livello di qualità penso che solamente la Feralpi le possa tenere testa».

Il suo pronostico secco sui playoff?
«Sono contento di essere arrivato secondo, tutte le squadre del nostro girone sono molto forti, magari non arriveranno in fondo ma darebbero del filo da torcere a chiunque. Attenzione al Bassano che sta vivendo un particolare momento di forma. Nella fase nazionale credo che le grandi favorite siano Catania, Trapani e Pisa. Un gradino sotto vedo i granata e tutte le grandi squadre di qualità che potrebbero essere outsider nel tabellone dei playoff».

Dopo tutto quello che è successo negli ultimi anni, si sente ancora tifoso della Reggiana?
«La prima volta che andai al Mirabello fu nel campionato 1970/71 con mio padre e i miei figli hanno giocato per questi colori: dopo 48 anni scorre ancora del sangue granata nelle mie vene. Purtroppo arrivai in una situazione finanziaria difficilissima e in un contesto davvero complicato. Alla fine i conti sono andati a posto e rimane l’orgoglio di quella promozione sfiorata. Più di così non si poteva fare».

A Bolzano siete stati artefici di una stagione fantastica: dove può arrivare ora il Südtirol?
«È difficile fare pronostici, abbiamo costruito una squadra forte fisicamente con grande capacità di corsa e molto preparata, in questi mesi abbiamo raccolto ciò che abbiamo seminato. Ora siamo galeotti, ce la giocheremo contro tutte anche se probabilmente saremo la meno forte delle ultime otto che rimarranno».

Tra i principali protagonisti, l’ex granata Paolo Zanetti. Una scommessa vinta?
«Conosco benissimo il mister: ho lavorato con Paolo anche l’annata culminata con la semifinale playoff, l’ho visto crescere nella Berretti e le sue doti e potenzialità come allenatore sono sempre state evidenti. Sinceramente mi aspettavo di vederlo già protagonista prima».

La squadra di Zanetti fa della prestanza fisica la sua forza mentre la Reggiana punta sulla qualità del gioco e la rapidità. Quest'ultimo atteggiamento è da considerare un limite o un valore aggiunto in Serie C?
«Nella mia esperienza ho capito che le squadre vincenti in Lega Pro sono normalmente molto fisiche: ricordo il Carpi di Arma e Bocalon, il Cittadella, la Pro Vercelli di Massimo Varini e lo stesso Padova che quest’anno ha saputo abbinare alla quantità anche la qualità tecnica. Noi abbiamo costruito la squadra con questa filosofia e sono convinto che sia la logica vincente in terza serie».

Questo Südtirol sull’onda dell’entusiasmo le ricorda la Reggiana che sfiorò la B con mister Colombo?
«Mi ci rivedo molto in quella Reggiana: l’unione del gruppo, lo spirito di squadra e la forza  della coesione è la medesima di quella stagione. Speriamo che il risultato finale sia diverso (ride,ndr). Chiaramente quella era una squadra unica come collettivo e come qualità basta pensare che quell’anno giocatori come Tremolada (12 gol e 6 assist quest’anno in serie B con la Ternana, ndr) e Petkovic (26 presenze e 3 assist in Serie A con le maglie di Verona e Bologna, ndr) non trovavano spazi...».

Si sarebbe mai aspettato di vedere tornare in così poco tempo il suo pupillo Bruno Petkovic in Serie A?
«Petkovic è un giocatore straordinario, ha tutta la carriera davanti (classe 1994, ndr) e le sue qualità gli permettono di potersi esprimere ai massimi livelli del calcio italiano. A Reggio arrivò giovanissimo e mostrò sin da subito le sue doti. Purtroppo vista la situazione finanziaria in cui ci trovavamo all’epoca  non fu possibile riscattarlo (riscatto fissato a 500mila €, cartellino di proprietà del Catania, ndr) e neanche avviare negoziazioni. Sono stati abili a Trapani a prenderlo appena rientrato a Catania e dargli fiducia. Peccato, è un giocatore straordinario, ma non ho rimpianti visto che non avevamo modo di trattenerlo in quelle circostanze».

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