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Alvini si presenta: «Con la Regia voglio vivere una grande avventura e non accontentarmi mai»

«Costruiremo una squadra propositiva, di qualità e aggressiva che gioca sempre a calcio. Sono un allenatore passionale, ma negli ultimi anni ho imparato a controllarmi»

Gian Marco Regnani
10.07.2019 15:30

Mister Alvini con il ds Tosi

Emozione ma anche sicurezza e fiducia in sé stesso: queste le sensazioni lasciate dalle prime parole di Massimiliano Alvini come nuovo allenatore della Reggiana, pronunciate stamani nella cornice tutta granata dello Store di Piazza Prampolini. Chiamato per vincere la Serie D, il tecnico toscano avrà il compito forse più difficile di guidare la squadra in una Serie C che si annuncia più competitiva che mai.

«È un enorme piacere e un grande onore essere diventato l’allenatore della Regia - ha subito affermato il trainer di Fucecchio - Quando il direttore Tosi mi ha chiamato 15 giorni fa ci siamo subito visti al casello di Reggio e in un bar lì vicino per tre ore abbiamo parlato di calcio e io ho capito che questa poteva essere la strada giusta da percorrere. Dopo un paio di giorni ho dato la mia disponibilità e abbiamo trovato l’accordo. Essere nella Città del Tricolore nell’anno del centenario mi carica di maggiori responsabilità e spero, anzi voglio essere all’altezza delle aspettative della società che mi ha dato fiducia. Non vedo l’ora di iniziare e metterò tutto me stesso in questo progetto».

Nei pochi giorni di tempo che si era preso per decidere, a cosa ha pensato?
«In cuor mio sapevo già di voler iniziare questo progetto non appena avevo lasciato il casello di Reggio verso Firenze, mi serviva solo un po’ di tempo per fare un paio di riflessioni. Ho parlato con la famiglia e con il mio staff con i quali condivido tutti i miei progetti».

È più facile vincere la D o competere in C?
«Vincere la D non è mai facile: quando conquistai la promozione con il piccolo Tuttocuoio riuscimmo a superare formazioni blasonate come Lucchese, Spal, Pistoiese, Massese e Piacenza. In Lega Pro il livello sembra più alto e serve pazienza per vedere cosa riusciremo a recuperare sul mercato. Aspettando le ufficialità, posso dire che siamo pronti a fare una D per arrivare primi e a regalare soddisfazioni ai tifosi se saremo ripescati in C».

Che tipo di allenatore vedremo in panchina?
«Oggi ho scelto di indossare una maglia granata (si è subito corretto dopo avere detto "amaranto", ndr) per respirare sulla pelle i colori della Regia. Voglio vivere una grande avventura piena di emozioni, poi sarà il campo a giudicare il mio lavoro e quello dello staff. Non mi accontento di essere arrivato a Reggio, voglio ancora migliorare e crescere. Ho il calcio nel sangue da sempre: da bambino a volte marinavo la scuola per andare a vedere gli allenamenti della Lucchese. Sono un allenatore che ha grande passione e la metto alla base di tutto ma negli ultimi anni ho imparato a calmarmi un po’, credo di essere maturato».

Che Reggiana vedremo in campo?
«Dovremo sicuramente avere un’identità ben definita e cercare di giocare sempre a calcio. Voglio che i tifosi si riconoscano nella squadra».

Partirà dal 3-5-2?
«Questo modulo in realtà l’ho usato solamente in due stagioni. Per me non è importante il sistema di gioco ma avere calciatori che rispondando alle mie idee e alle prerogative del mio calcio. Voglio vedere una squadra propositiva, di qualità e aggressiva. Sono aperto a tutto».

Sul mercato ha fatto delle richieste specifiche a Tosi?
«Io traccio dei profili tecnici, al resto ci pensa il direttore. Vogliamo creare una squadra in grado di regalare delle soddisfazioni ma serve pazienza perché in C le occasioni possono presentarsi anche a metà agosto o a fine mercato, in D invece la squadra è da costruire con grande velocità perché i migliori si accasano subito. L’idea è quella di assemblare un mix con 10-12 over ed altri giovani. Da giovedì prossimo credo che avremo già una buona base di partenza e appena ci sarà l’ufficialità della C credo arriveranno altre 3 o 4 conferme».

Che tipo di rapporto ha con i suoi giocatori?
«Sicuramente professionale. Chiedo loro un costante miglioramento e l’ambizione di puntare più in alto giorno dopo giorno».

La pressione di una piazza come Reggio potrebbe essere un ostacolo per il suo lavoro?
«Penso di essermi meritato la chiamata di Tosi e l’opportunità di allenare la Regia. Nella mia carriera cercavo da tempo una piazza così calda con tanti tifosi e gli occhi della stampa puntati su di me. Voglio migliorare giorno dopo giorno con il lavoro sul campo e anche i miei giocatori devono avere la stessa ambizione. Pretendo tanto da me e chiedo lo stesso a loro».

Anche i tifosi chiederanno molto a lei e alla squadra...
«Ho ancora negli occhi l'immagine dello spicchio di Curva al "Franchi" di Firenze e la Curva ospiti riempita a Siena un anno dopo. Conosco i tifosi della Regia e so che dovrò fare di tutto per regalare loro delle emozioni».

Il suo contratto è di una sola stagione…
«All’inizio si era parlato di vincere la Serie D ed era stato trovato un accordo con delle opzioni di rinnovo in base ai risultati che avrei ottenuto in campionato. Per me l’importante non è pensare al futuro ma lavorare tanto. Io non prometto nulla, vorrei essere giudicato in base ai risultati. In 19 anni ho allenato solamente 5 società: AlbinoLeffe, Tuttocuoio, Signa, Quarrata e Pistoiese. A parte il breve trascorso con gli arancioni, sono riuscito a lasciare un segno duraturo in tutte le altre esperienze e conto che possa essere così anche con la Reggiana».

Ci tolga una curiosità: qual è il suo legame con Sarri?
«Sarri iniziò allenando lo Stia negli anni ‘90 ed io riuscii a fare gol alla sua squadra: da lì è nata una piccola amicizia poi ci siamo incontrati diverse volte negli anni. Per me è un punto di riferimento per la carriera di meritocrazia che ha fatto».

Lo scorso anno dei problemi di salute la costrinsero ad abbandonare la panchina dell'AlbinoLeffe per un certo periodo. Ora è tutto risolto?
«Fu un problema serio e inaspettato, ma per fortuna si è completamente risolto ed essere qui oggi è già una grande soddisfazione per me e devo ringraziare nuovamente l’equipe del Papa Giovanni di Bergamo. Se ripenso ai quei momenti lo faccio con un sorriso: la vita mi ha voluto bene ed essere qui oggi ripaga i momenti negativi e inaspettati che ho vissuto».

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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