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Piazza: «Tradito da persone di cui mi fidavo ho pensato di lasciare, Alicia mi ha fatto cambiare idea»

Il patron granata parla dei rapporti con Compagni ed il sindaco Vecchi

Tommaso Casotti
10.11.2017 16:45

[Qui la prima parte dell'intervista al presidente granata]

Mike Piazza, nella lunga conferenza tenuta in via Mogadiscio, svela alcuni retroscena sulla gestione societaria dello scorso anno. «Mi sono fidato di persone che non mi hanno fornito le giuste informazioni - ammette - C'è stato un momento la scorsa estate in cui ho pensato di abbandonare il progetto, ma mia moglie Alicia mi ha convinto a non cedere ed è rimasta qui per rivedere tutti i conti».

Perché ha avuto dei dubbi la scorsa estate?
«Era una situazione frustrante perché mi erano state date tante informazioni sbagliate su come ripianare le perdite e il denaro da investire era maggiore di quanto mi aspettassi. Alla fine ho deciso di rimanere e coprire le perdite: ora mi sento ottimista sul futuro, abbiamo un progetto sostenibile e dobbiamo continuare a crescere partendo da quello, pur essendoci ancora questioni da risolvere».

A quanto ammonta la perdita dell'ultimo bilancio?
«È molto significativa, posso assicurare che sono tanti soldi. Quando sento dire che non spendo per la squadra non è vero, sono più di 5 milioni di dollari di perdite, di più non dico...»

Cosa rifarebbe se potesse tornare indietro?
«Non rimpiango affatto di essere venuto a Reggio, ma se potessi tornare indietro cambierei tanti aspetti dell'accordo iniziale. Mi sono fidato di persone che hanno fornito poche informazioni e la scorsa estate c'è stato un momento in cui ho pensato anche di abbandonare il progetto, ma Alicia è venuta in questi uffici per tre settimane e abbiamo rivisto da cima a fondo il budget. Mi ha detto che a volte nella vita dobbiamo raddoppiare gli sforzi, cercando di fare tutto il possibile per portare a termine il progetto: non è stato semplice ma siamo ancora qui».

Si riferisce anche alla rottura del rapporto con Stefano Compagni?
«Diciamo solo che ci sono grandi differenze tra di noi. Vi ricordo che sono stato portato qui come socio, ho riposto tanta fiducia in Compagni e personalmente non credo che sia stato un buon partner. Ho dovuto fare delle correzioni e cambiare le cose in modo che la situazione societaria diventasse sostenibile. C'è stata qualche vertenza legale in passato, ma ora guardo alle cose positive fatte e a quelle che ci aspettano. Bisogna riporre l'attenzione a questa squadra e guardare oltre».

E sulla questione stadio?
«Non posso commentare pubblicamente perché è una situazione in mano agli avvocati. Vogliamo una soluzione conveniente per tutti, per restare buoni vicini con il Sassuolo, e arriveremo ad un punto di incontro».

Come è il rapporto con il sindaco Luca Vecchi?
«Il sindaco ha detto che non vuole intervenire nella disputa tra due compagnie private e lo capisco. Io però gli ho detto che possiamo dire quello che vogliamo sul Parma, ma quando la squadra gialloblù era in difficoltà il sindaco della città ducale è stato d'aiuto. So che le situazioni sono diverse, gli ho chiesto di venirci incontro per trovare una soluzione e dare una mano a tutti, intanto continuiamo a discutere».

A che punto è il progetto di riqualificazione di Villa Granata e del centro sportivo di via Agosti?
«Quando sono entrato in società c'è stata molta confusione, con informazioni mancanti sui progetti, motivo per cui abbiamo dovuto resettare le nostre aspettative. Abbiamo fatto diverse migliorie al centro sportivo, ma sfortunatamente sono uscite delle notizie non vere sulle nostre relazioni col Vescovo e con la Diocesi. Monsignor Camisasca è un amico, sono un uomo di fede e c'è un ottimo rapporto tra noi: il dialogo è produttivo e stiamo trattando, per cui non è stato corretto dire che c'erano dei problemi tra la Curia e la Reggiana».

Come ha vissuto i licenziamenti degli allenatori, Colucci prima e Menichini poi?
«Colucci l'ho visto l'altra sera e non mi sono piaciuti i suoi commenti in sala stampa. Questa è la società che gli ha dato la prima opportunità di allenare una squadra professionista e inoltre ricordo che è stato lui a lasciare dopo una partita (nell'1-1 casalingo contro il Bassano, ndr). Lo avevamo convinto a ritornare, però non era una buona situazione e dovevamo cambiare. Gli ho anche dovuto pagare il bonus playoff previsto nel contratto, del quale non mi ha neanche ringraziato. Questa società ha fatto tanti sacrifici, ma sono stati positivi: ora la squadra è unita, invece non lo era ad inizio stagione».

Sui social network hanno fatto discutere alcuni post di sua moglia Alicia: li ha condivisi con lei?
«Non sono stati una sorpresa per me (ride, ndr). La cosa che amo di più di mia moglie è la passione, l'entusiasmo e il grande lavoro che ha messo nella Reggiana. Non se ne intende di calcio, ma conosce bene il business. Quando diventa frustrata reagisce con molta emozione, sintomo di quanto ci tiene a quello che fa. Anche i tifosi dovrebbero esserle grati per avermi convinto a rimanere, ha lavorato molto per rendere la Reggiana un modello sostenibile».

Ha ammesso che ci sono state incomprensioni in passato, pensate quindi ad un nuovo tipo di comunicazione?
«Farò il meglio che posso per essere più presente, ma voglio sottolineare che noi avevamo certe informazioni che non si sono rivelate corrette. Vogliamo creare un modello che diventi di grande livello in Italia e nel mondo. La cosa più importante è che vogliamo creare una società positiva, disponibile a tutti, ma professionale. L'attenzione va riposta sulla squadra, è quella la star, non io. Diamo ai media tutte le notizie che servono, ma proteggiamo gli interessi della società, per evitare di dare indiscrezioni che poi magari non si realizzano».

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