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Riverola: «Grazie a Carlini sono ancora qui, spero che il mio gol abbia dato una scossa alla squadra»

Con La Rosa e Tedeschi il centrocampista classe '91 è tornato al centro del progetto granata

Gian Marco Regnani
11.10.2017 18:00

Il primo gol in maglia granata di Martí Riverola segnato contro il Vicenza ha riportato la Reggiana ai tre punti scatenando un boato che dalle parti di Piazzale Atleti Azzurri d'Italia non si udiva da un bel po' di tempo e ha messo in luce la prestazione di un giocatore spesso dimenticato in panchina negli ultimi mesi.

«Sono contento che il mio primo gol con questa maglia sia arrivato in un momento difficile per tutti - ha confessato il centrocampista catalano, intervistato nella sala conferenze di via Mogadiscio - Spero che possa aver dato il via ad una serie importante di risultati nelle prossime partite...».

Il tiro da fuori fa parte del tuo repertorio?
«Sì, mi piace tirare in porta quando ne ho l'occasione. Devo sottolineare però che lunedì sera la deviazione di un difensore biancorosso è stata fondamentale...».

Dopo la partita hai ricevuto tanti messaggi da parte di amici o ex compagni?
«Sì, ma ci tengo a ringraziare soprattutto l'ex direttore Andrea Grammatica per il messaggio che mi ha mandato. So che ha avuto dei problemi con la società ma posso confermare che è un grande professionista».

In che ruolo ti piace giocare?
«Non ho preferenze, l'importante è occupare gli spazi. Con Carlini ci siamo spesso scambiati di posizione per togliere riferimenti agli avversari; questa è una strategia che abbiamo iniziato ad imparare nelle ultime settimane di lavoro».

Perché prima trovavi così poco spazio in campo?
«Ogni mister fa le proprie scelte su chi far giocare o meno. Per fortuna ora sto trovando continuità, spero di confermarmi domenica dopo domenica».

Ci puoi raccontare cos'è successo esattamente questa estate?
«Credo che ci sia stata un po' di confusione anche nelle parole, a un certo punto sembrava che io dovessi andare via per una scelta della società poi piano piano parlando con il direttore siamo arrivati ad una soluzione dopo un breve periodo trascorso fuori rosa».

Volevi tornare in Spagna?
«Sì, era quello che avevo chiesto al direttore perché il calcio di Menichini non faceva per me. Io preferisco giocare in una squadra propositiva e padrona delle partite con il possesso di palla alto, volevo appunto tornare nel mio paese per ritrovare un calcio più aperto e votato all'attacco».

Carlini ha detto di aver fatto pressione per farti rimanere a Reggio...
«Sì, è stato lui il principale interlocutore con la società e il direttore. Devo ringraziarlo, se siamo riusciti a trovare un accordo è sicuramente merito suo».

Credi ancora nel progetto granata?
«Certo, altrimenti non sarei venuto l'anno scorso da Foggia e non sarei rimasto quest'estate. Il gruppo per fare bene secondo me c'è, i risultati speriamo migliorino presto».

Sono giunti dei segnali positivi dopo l'arrivo di La Rosa e Tedeschi?
«Loro sono tornati a farci giocare tanto con la palla, la squadra è stata più propositiva in avanti e ha concesso poco in difesa, da vera padrona della partita come dovrebbe essere sempre».

Che ricordi hai delle tue esperienze nei massimi campionati in Olanda, Austria e a Bologna?
«Ho un ricordo positivo dei sei mesi in Eredivise nel 2011: con due gol ho contribuito alla salvezza della squadra. In Austria è andata meno bene considerando che mi ero rotto lo zigomo. A Bologna solo una presenza da titolare in Serie A a San Siro contro il Milan, poi non mi hanno fatto più giocare...».

I tuoi idoli chi sono?
«Mi ispiro a Deco, Xavi e Iniesta».

E Messi?
«Lui è il più forte che abbiamo mai visto. Fa la differenza in campo come in allenamento, quando accelera palla al piede non ce n'è per nessuno».

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