Il punto di vista

La rivoluzione di gennaio: più qualità ed esperienza, meno abbondanza

Analizziamo le mosse di mercato del ds Grammatica

Gian Marco Regnani
01.02.2017

La sessione invernale di mercato si è conclusa e fino a giugno (o maggio, chissà) potremo concentrarci solamente sul calcio giocato. È presto per dare un giudizio sulle operazioni portate a termine dal ds Grammatica, di sicuro si può affermare che non sono state condivise da tutto il popolo granata che invece approvò quasi unanime le scelte operate la scorsa estate.

Balza subito agli occhi la netta decurtazione apportata alla rosa: otto cessioni a fronte di soli quattro acquisti rappresentano perfattamente la sintesi della nuova corrente di pensiero perpetrata da Leonardo Menichini. Pochi ma buoni, si potrebbe dire. E sulla qualità dei nuovi acquisti c'è poco da discutere: la carriera di Carlini e Genevier si commenta da sola, Contessa è uno dei terzini dal rendimento più alto e costante in categoria mentre Riverola con la Lega Pro ha poco da spartire. Esperienza e ambizione sono altre due parole importanti: Contessa e Riverola lottavano per la promozione a Lecce e Foggia, Carlini e Genevier se non quest'anno, in passato hanno giocato sempre per il vertice. Tre su quattro inoltre provengono dal girone C: proprio gli acquisti che auspicava Colucci quando le acque erano apparentemente più calme...

L'età media della squadra si è innalzata passando da circa 24 anni ai 26 attuali. Sono stati inseriti un paio di senatori in più, una scelta che lo stesso Grammatica con il senno di poi avrebbe anticipato alla scorsa estate. La rosa è più corta ma altrettanto competitiva: a parere di chi scrive la vera carenza è sulla fascia destra dove manca una concreta alternativa a Ghiringhelli, considerando che Spanò in quel ruolo è molto adattato. In attacco invece il recupero di Sbaffo permetterà a Menichini di avere un'opzione in più da schierare sulla trequarti, senza dimenticare che in quel ruolo anche Riverola può farsi valere. 

Capitolo cessioni. La società aveva preannunciato che in squadra sarebbero rimasti solamente i giocatori in grado di onorare la maglia, e non a caso buona parte di quegli atleti titolari balzati agli onori della cronaca sui giornali ma ancora di più sul web e con il passaparola dei tifosi per i fatti del "Sali e tabacchi", i cosiddetti "los randagios", ha deciso di cambiare aria nel mese di gennaio. La Reggiana non avrebbe voluto privarsi di così tante pedine, una su tutte Manconi, ma in molti casi non è stata la sua volontà quella predominante. Tanti altri giocatori invece hanno deciso di lasciare per cercare maggiore fortuna in piazze diverse o perché in scadenza di contratto, come Nolè. C'è chi invece ha deciso di rimanere nonostante tutto: Marchi e Maltese. Il centrocampista palermitano poteva scegliere una nuova destinazione ma ha scelto di giocarsi le sue chances con il nuovo mister mentre al centravanti umbro nelle prossime partite serviranno delle prestazioni sopra le righe per convincere una tifoseria scettica nei suoi confronti.

Quei trentacinque giorni di fuoco trascorsi dal 19 dicembre, data del derby col Parma, fino all'esonero di Colucci dopo la debacle col Venezia hanno segnato la fine del primo capitolo per la nuova società granata. Ora ne è iniziato uno nuovo e si può guardare al futuro con maggiore serenità, consci che sono stati commessi degli errori ma il progetto di crescita targato Mike Piazza non si è arrestato e gode ancora della stima dei tifosi.

 

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(foto: reggianacalcio.it)

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