Il punto di vista

Ci siamo cascati di nuovo. La soluzione? Forse il catenaccio...

Un'analisi a mente fredda dopo il pareggio beffardo di Fermo

Lorenzo Chierici
14.03.2018 10:25

Potrei tranquillamente schierarmi dall'una o dall'altra parte, difendendo l'amico Compagni che ha fatto mille sacrifici per questa squadra oppure Mike e Alicia che hanno investito fior di quattrini per far decollare questo gruppo, ma francamente, al di là della mera cronaca degli eventi, visto che la situazione è particolarmente delicata, preferisco soprassedere e parlare di calcio giocato, che è la mia grande passione.

La Reggiana, anche domenica, com'era già accaduto, ha giocato un solo tempo, anzi, un tempo e mezzo, poi ha vissuto venti minuti di ordinaria follia e i tre punti sono rimasti solo nel cuore dei tifosi granata. Ma perché è accaduto di nuovo? La risposta non è facile e forse questi sono i misteri del calcio o per meglio dire della mente umana. Come può una squadra atleticamente pronta, tatticamente attenta, che ha dimostrato di avere grandi doti di palleggio e di gestione della palla e dello stesso match, andare completamente in bambola o quasi, in venti minuti, incassando due gol decisamente evitabili, soprattutto il primo? Purtroppo accade. È accaduto al vecchio Milan di Ancelotti nella storica partita col Liverpool, è accaduto più volte alla Reggiana ed è accaduto anche al sottoscritto nell'infimo campionato Juniores provinciali, quando, pur vincendo 2-0, ho perso 3-2 in soli dieci minuti, al termine dei quali mi sarei divorato la panchina e qualunque cosa mi stesse attorno. Capita a qualunque livello, capita a tutti, ma il perché capiti è davvero difficile da spiegare. La prima motivazione e forse l'unica, considerando che gli aspetti fisici non centrino, è questa: una squadra non può avere la concentrazione al cento percento per 95 minuti e su questo credo che siamo tutti d'accordo. Non ci riesce la Juve, così come l'ultima squadra dell'ultimo campionato, ma è altrettanto vero, sempre sulla base di questa considerazione, che fra le grandi squadra e quelle alle quali manca qualcosa per vincere, per essere una vera big, per distruggere tutto e tutti, la differenza sta proprio nella gestione di questi inevitabili momenti di impasse. La grande squadra, quando gli altri spingono sull'acceleratore - e ripeto, è una cosa quasi inevitabile, salvo non ci siano evidenti differenze tecniche o fisiche, o magari anche psicologiche, fra le due formazioni in campo - pur soffrendo, sa gestire quei momenti. Quando la Juve soffre (e non la cito per la mia fede bianconera, ma perché è la squadra che sta dimostrando maggiore continuità negli ultimi anni, almeno in campionato) lo fa con tutti, con Dybala che va a intercettare i cross di testa nella propria area, con Madzukic che si trasforma in terzino sinistro e con Higuain che diventa un mediano vicino a Kedira; così facendo gli avversari, pur forti e arrabbiati che siano, qualche difficoltà nel superare il bunker bianconero inevitabilmente lo trovano e spesso si arrampicano solo sugli specchi senza ottenere nulla. Catenaccio? Sì, sacrosanto catenaccio in quei casi. Pur essendo uno zemaniano convinto sottolineo con altrettanta forza che in quei casi un po' di sano catenaccio, contido da un veloce e puntuale contropiede per chi ne ha i mezzi e la Reggiana quei mezzi ce li ha, è la panacea per ogni male. I granata tale atteggiamento difensivo all'unisono, a mio modesto avviso, non lo hanno sempre avuto o quantomeno non lo hanno messo in pratica tutti gli effettivi. C'è un altro problema: quando la truppa di Eberini va sotto di un gol, a volte la palla si trasforma in una sfera di cuoio incandescente e da tale situazione nasce qualche errore a centrocampo da dove, magari a causa della fretta eccessiva nell'allontanare la palla dall'area, anche se in palleggio, parte un contropiede che, in alcune circostanze, risulta ed è risultato letale.

Ora i punti di distacco sul Padova sono davvero tanti, dodici, anche se con due gare in meno, quindi possono diventare sei, ma anche sei non sono pochi. Crederci, comunque, visto ciò che sta vivendo la Regia è assolutamente doveroso e sarebbe delittuoso non farlo, ma è altrettanto vero che, a mio modesto avviso, quando una squadra non vince partite come quella di domenica e altre gettate al vento allo stesso modo in questa stagione, significa che gli manca qualcosa, un qualcosa che forse, con grande lavoro e attenzione sul campo, come sta facendo la triade granata, può essere corretto, ma, come ben sappiamo, non è detto che ci si riesca...

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