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Rozzio, ancora la Reggiana nel destino: «Dobbiamo riprenderci ciò che ci è stato tolto»

«Ho pianto dopo la mancata iscrizione, ora non vedo l'ora di essere una guida per i più giovani e insegnare loro cosa vuol dire vestire la maglia granata»

Gian Marco Regnani
23.08.2018 18:45

 

La storia di Paolo Rozzio e quella della Reggiana continueranno ad incrociarsi: il difensore classe '92 (già 45 presenze e 4 reti in granata) ha infatti firmato oggi il contratto che lo lega alla squadra di mister Antonioli nel campionato di Serie D che prenderà il via il 16 settembre.

«Se il giocatore è qui con noi è perché ha voluto fortemente tornare a Reggio Emilia - ha sottolineato il dg Rocco Russo in apertura di conferenza stampa - La trattativa è stata facile da chiudere, diamo atto alla società ma anche al ragazzo che ha creduto al nostro progetto».

«A farmi compiere il passo decisivo nella scelta di restare a Reggio Emilia sono stati i tifosi e l’idea di portare la nuova squadra di questa città nelle categorie che merita - ha spiegato Rozzio davanti alle telecamere e ai microfoni - Ora ci sarà da lavorare tanto per presentarsi all’inizio del campionato nella migliore condizione possibile e con un gruppo amalgamato pronto a battersi per la maglia granata. Spero di poter essere una delle guide di questo gruppo, mettendomi a disposizione del mister con il giusto spirito di chi ha tanto da insegnare e tanto ancora da imparare».

Ti saresti aspettato di essere ancora qua dopo gli ultimi due mesi?
«Lo speravo. Sapevo che scendere di categoria sarebbe stato un rischio, rimettermi in gioco a 26 anni non è facile, però ci ho riflettuto a lungo dopo la prima chiacchierata con la società avvenuta 10 giorni quindi mi sono convinto che ci sono le potenzialità per vincere il campionato e riprenderci cio che è stato tolto a inizio giugno».

Le offerte dalla Serie C non mancavano...
«Sono stato ad un passo dalla Juve Stabia poi la trattativa è saltata. Successivamente ho ricevuto altre offerte però onoestamente non ho mai abbandonato l'idea di tornare a Reggio».

Come hai vissuto gli ultimi giorni di sofferenza della vecchia società tra dubbi e incertezze?
«Dopo Siena, appena uscì la notizia della messa in vendita del club, tra noi giocatori si pensava fosse una tattica per attirare nuovi soci poi però al sopraggiungere della scadenze tutto quell'immobilismo ha fatto salire la preoccupazione. Ho letteralmente pianto come un bambino quando la squadra non è stata iscritta perché c'erano tutti i presupposti per fare bene l'anno dopo invece finire così, senza un reale motivo, è stato come ricevere un pugno allo stomaco...».

Anche per te sarà la prima volta in Serie D...
«Ho giocato in C2 alla Canavese a 18 anni poi sono stato nella Primavera della Fiorentina prima dei 4 anni a Pisa in C ma credo che con la Serie D le differenze siano minime. Dobbiamo calarci subito nella mentalità giusta, soprattutto i ragazzi giovani, perché non sarà un campionato facile da vincere. Prima entreremo in quest'ottica e più sarà facile il percorso».

Quante volte hai parlato con Narduzzo prima di prendere una decisione?
«C'è una sintonia importante tra noi dentro e fuori dal campo: ci siamo visti tante volte in città nell'ultimo periodo e abbiamo convenuto che se fosse rimasto uno, l'altro probabilmente lo avrebbe seguito. Se ci raggiungerà anche qualche altro compagno lo aspetteremo a braccia aperte...».

Ti sei già confrontato con mister Antonioli?
«Ho parlato con lui appena è iniziata la trattativa, mi ha fatto un'ottima impressione. La sua volontà di vedermi ancora qua è stata determinante nella mia scelta: ci siamo sentiti anche ieri e stamattina, non vedo l'ora di iniziare a lavorare con lui sul campo».

Ora avrai il compito di fare da chioccia ai piu giovani...
«Il regolamento ci carica di repsonsabilità e mi fa piacere, questo è uno dei motivi per cui ho deciso da ripartire da Reggio».

Giocare con la maglia granata fa sentire un giocatore importante...
«I più giovani dovranno capirlo presto, soprattuto quando giocheremo in casa davanti ad un pubblico importante dove bisogna saper gestire le proprie emozioni. Anche se ancora non li conosco, sono sicuro che i nuovi ragazzi sono sulla buona strada».

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