Editoriale

La (de)caduta del grande Mike Piazza

L'eco del triste epilogo della Reggiana è arrivato anche negli USA sul New York Post

Gianluca Ferrari
18.07.2018 22:00

E' finita. Dopo 35 giorni di attesa, speranza, frustrazione da quel 12 giugno 2018 - giorno in cui la famiglia Piazza ha deciso di mettere pubblicamente in vendita la Reggiana - siamo giunti all'epilogo finale, quello che nessuno mai si auspicava e al quale tutti noi, me compreso, facciamo fatica a credere ed accettare. La Reggiana si avvia verso il secondo fallimento negli ultimi 15 anni, e oggi fa male tanto come allora. Male per come è finita ma sopratutto per come è stata gestita dai diretti interessati l'intera vicenda.

Prima di proseguire in questo editoriale, è quasi obbligo fare alcune premesse. Mike Piazza è arrivato a Reggio con grande entusiasmo e determinazione, investendo fin da subito cifre consistenti e costruendo un progetto che puntasse alla promozione in Serie B (vero). In due anni, Mike Piazza ha investito nella Reggiana una cifra che si aggira attorno ai 10-12 milioni di euro, cifra che nessuno aveva mai investito nel recente passato (vero). Mike Piazza e la Reggiana hanno subito una grave ingiustizia sportiva nella fase playoff del campionato di Serie C 2017/2018 (sfido tutti a dire che non sia vero). Nessuno può contestare quello che la famiglia Piazza ha dato a Reggio in questi due anni: due anni della loro vita, visto che l'intenzione è sempre stata quella di seguire da vicino i propri affari e ritagliarsi un posto all'interno della comunità reggiana.

L'ex stella del baseball americano è stata accolta come un trionfatore in città ed ha sempre avuto il totale appoggio di tutti i tifosi granata, pronti a chiudere un occhio anche di fronte a decisioni più o meno discutibili (vedasi il licenziamento di alcuni dipendenti nel momento clou della scorsa stagione). A Piazza non si può imputare nulla anche sulle ultime decisioni: ognuno fa poi quello che vuole con i propri soldi e se l'ormai ex presidente granata ha ritenuto che l'investimento Reggiana non fosse più proficuo, è alquanto legittima la scelta di cambiare rotta e di vendere la società. Ma non così, non con queste tempistiche e con un atteggiamento, a mio avviso, poco rispettoso nei confronti di tutta la città. Ai Piazza è stata da più parti contestata la quasi totale mancanza di comunicazione e l'assordante silenzio dietro il quale si sono trincerati in quest'ultimo e delicato mese. Dal famoso comunicato del 12 giugno scorso, i Piazza hanno divulgato con il contagocce le loro intenzioni e/o decisioni utilizzando come unico canale di comunicazione il sito ufficiale della società. Dopo il saluto di fine stagione al Mirabello, Mike Piazza è volato negli USA (per la Reggiana?) lasciando la moglie e vicepresidente Alicia come unica interlocutrice e tornando a Reggio solamente verso fine giugno, quando i giorni rimanenti per completare l'iter d'iscrizione erano davvero pochi. Poi l'incontro con Romano e gli imprenditori (senza alcuna dichiarazione), la domanda d'iscrizione presentata in extremis, la vacanza in Puglia (per prendere la decisione definitiva?) e di nuovo silenzio tombale fino allo scarno comunicato di lunedì, nel quale ha confermato la propria volontà di chiudere definitivamente il capitolo Reggiana. Nel frattempo, le continue - mezze - dichiarazioni di Alicia, la comparsa di nuovi e improbabili personaggi che a Reggio non si erano mai visti (gli avvocati senesi, Strafinger) e i fastidiosi quanto criptici post della first lady granata su Instagram che a volte facevano sperare, altre facevano piombare tutti nello sconforto (della serie: ma chi ce l'ha mandata?). Uno degli ultimi in ordine cronologico da Milano Marittima ha fatto imbufalire anche il sindaco di Reggio Emilia il quale, nella conferenza lampo di lunedì sera, non ha potuto fare a meno di citarlo.

Come già detto, nessuno può contestare Mike Piazza di avere investito tempo e denaro nel progetto Reggiana, ma a volte questo non basta: serve anche rispetto e considerazione per tutti coloro che, in questo progetto, si riconoscono. Del resto, quando investi in un'azienda, quelli a cui devi rendere conto sono i tuoi dipendenti e i tuoi fornitori. Quando investi in una società di calcio, oltre a dipendenti e fornitori, devi rendere conto ad un'intera comunità: una comunità che vive di passioni ed emozioni, una comunità che pende letteralmente dalle tue labbra, che pretende spiegazioni, parole e che si aspetta molto di più di un comunicato di due righe per motivare un'importante decisione come quella del fallimento della loro squadra del cuore. La Reggiana non è (era) solo di Mike Piazza, ma appartiene a tutta la città ed alla sua comunità. In questi 30 giorni, Mike Piazza non ha convocato alcuna conferenza stampa, non ha rilasciato alcuna intervista, non si è mai intrattenuto con i giornalisti per spiegare alla stampa e ai tifosi quello che stava facendo. E così tutti noi ci siamo ritrovati a parlare e a scrivere sulla base di illazioni, supposizioni, mezze verità, conferme e smentite mai arrivate generando in tutti i tifosi quel senso di incertezza e impotenza che li ha accompagnati in questo ultimo mese. In questi 30 giorni, la Reggiana aveva bisogno del suo presidente che nel momento più difficile, però, non c'è stato. Non ci ha mai "messo la faccia" come invece aveva sempre fatto prima. 

Io mi auguro che, un giorno, Mike Piazza accetti di parlare con qualcuno per spiegare la sua posizione e le motivazioni che lo hanno portato a questa tremenda decisione. Forse in questo modo riusciremo a capire, o forse no. Chiudere così, nel silenzio e nell'indifferenza, non è giusto. Reggio e il popolo granata non si meritano questo trattamento ma meritano rispetto e considerazione. Le stesse che meritano i dipendenti e collaboratori, ai quali è giunta solo domenica sera una breve mail di ringraziamento e saluto. Loro, come tutti i tifosi, meritano una spiegazione, che ognuno potrà poi ritenere giusta o meno, comprensibile oppure no. Spiegazione che al momento l'ex stella del baseball non è riuscita a dare nemmeno nel suo paese d'origine al New York Post (sesto quotidiano USA per tiratura), una delle prime testate a stelle e strisce a diffondere la notizia del suo fallimento in Italia (qui l'articolo 'Mike Piazza’s soccer team goes bust'). Del resto sportivi si nasce, imprenditori si diventa (commettendo anche degli errori) ma non si smette mai di imparare ad essere uomini...

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