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Osuji: «Essere tornato a casa mi dà uno stimolo in più»

«La differenza non la deve fare il singolo ma lo spirito del gruppo. L'esperienza al Milan? Ricordo ancora i consigli di Ronaldinho...»

Gian Marco Regnani
06.09.2018 15:00

 

 

Wilfred Osuji è stato uno dei primi calciatori ad arrivare ad Albinea il giorno del ritiro il 13 agosto e da allora non ha mai smesso di sudare per la Reggio Audace, diventando un vero punto di riferimento a centrocampo per la squadra di Antonioli.

«Abitando a Scandiano, Reggio è praticamente la mia casa - ha raccontato il centrocampista nigeriano al termine dell'allenamento odierno - Sono davvero entusiasta per questa nuova avventura con la maglia granata».

La tua è una storia che merita di essere raccontata...
«Sono arrivato in Italia a 14 anni (adottato da una famiglia di Scandiano, ndr) poi ho iniziato a giocare a calcio a Chiozza, quindi per me è stato quasi come tornare ai vecchi tempi. Non dimenticherò mai lo Sporting Chiozza, lì è iniziata la mia storia: tutti i mei ex compagni di squadra li vedo e frequento ancora».

Sei stato tu o a proporti o la chiamata è arrivata direttamente dalla dirigenza granata?
«Mi hanno chiamato loro, ma non ci ho pensato due volte ad accettare. Tornare a casa dà uno stimolo in più».

Quanto è stato emozionante giocare la prima gara ufficiale della stagione al Mirabello?
«È stato strano e intrigante: io andavo a scuola alla Filippo Re lì di fianco, sono riemersi tanti ricordi di un periodo importante della mia vita».

Settore Giovanile del Milan, poi Varese, Padova e Modena: il tuo curriculum parla da solo...
«Dico la verità, qui mi metto allo stesso livello degli altri: voglio dare il mio contributo e non sentirmi più importante anche perché ci sono altri in squadra che vantano esperienze simili. L'unica cosa che conta è essere sempre a disposizione del mister».

Che ricordi hai dell'esperienza in rossonero?
«Sono stato fortunato, nel Milan ha conosciuto tanti campioni con cui sono ancora in contatto. Lì ho imparato ad essere calciatore ma anche uomo».

Da chi hai tratto più spunti?
«Difficile fare un solo nome. Ronaldinho è il mio idolo, ero sempre attaccato a lui in allenamento e fuori dal campo. Ricordo ancora quando una volta durante una tournée del Milan ad Hannover mi disse che dovevo avere sempre la voglia di giocare anche se non ero preso in considerazione dal mister (Ancelotti, ndr)».

Qualche anno più tardi hai conosciuto anche un certo Usain Bolt...
«Ho fatto riabilitazione con lui a Monaco di Baviera. È un bel personaggio, ho visto che adesso ha iniziato una carriera da calciatore in Australia: gli auguro tutto il bene».

La Reggiana è cambiata parecchio da quando sei arrivato il primo giorno...
«In meglio! Siamo contenti, aspettiamo a braccia aperte chi deve ancora arrivare ma siamo già un buon gruppo di bravi ragazzi. Le individualità non portano lontano, bisogna prima di tutto creare un collettivo importante».

In queste prime uscite ti abbiamo visto giocare sia da mezzala che da trequartista...
«Sono piu una mezzala però la cosa faondamentale è mettersi al servizio della squadra anche se questo comporta dei sacrifici».

Il derby col Modena per te sarà molto particolare da affrontare...
«A Modena stato bene e non lo nego, adesso però ho un nuovo amore e cerco di portarlo avanti a testa alta: non cerco vendetta, vivo giornata per giornata».

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