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Staiti è fiducioso: «Sta nascendo un gruppo importante, tra un mese saremo un'altra squadra»

«Sono ancora più convinto della scelta fatta in estate: la Reggiana per me non è un punto di arrivo ma la partenza verso obiettivi prestigiosi»

Gian Marco Regnani
26.09.2018 17:30

L'avvio titubante di stagione della Reggio Audace sta facendo preoccupare tanti tifosi, ma l'esperto centrocampista granata Lorenzo Staiti, così come ha già fatto il vicepresidente Romano, invita tutti a mantenere la calma perché la vera Reggiana deve ancora uscire dal guscio. 

«Sappiamo di dover dare un qualcosa in più perché alla fine conta vincere - il pensiero del mediano ex FeralpiSalò ed Entella - Magari è meglio che le difficoltà vengano alla luce del sole subito così abbiamo il tempo per sistemare le fondamenta, poi quando ripartiremo non ce ne sarà per nessuno. Io sono ancora più convinto della scelta fatta, mi piacciono le difficoltà e con la maglia granata voglio conquistare qualcosa di importante a livello personale e di squadra».

Anche domenica siete stati puniti al primo errore…
«In Serie D, così come nelle altre categorie, gli avversari ti puniscono appena possono: ci chiamiamo Reggiana, ma non vuol dire che le partite si vincano sulla carta. Dobbiamo solo essere un po' più equilibrati in tutte e due le fasi e serve più cattiveria: tutti dobbiamo impegnarci di più, vecchi e giovani e non solo gli attaccanti perché segnano poco. Una volta portati a casa i tre punti ci potremo liberare mentalmente…».

Cosa vi ha detto mister Antonioli alla ripresa degli allenamenti?
«Ha usato delle parole giustissime, trasmettendoci positività. Dobbiamo crescere di condizione e nelle letture di gioco, c’è da lavorare ancora tanto ma sono sicuro che fra un mese saremo una squadra completamente diversa».

State cercando di fare gruppo anche fuori dal campo?
«Sì. Cerchiamo di condividere insieme delle esperienze, in modo da conoscere bene chi c’è al proprio fianco in campo. Se c’è un gruppo solido con pochi individualismi alla fine le qualità vengono fuori per forza».

Sei soddisfatto delle tue prestazioni nelle prime due giornate?
«A Crema ero entrato subito in partita, a Carpi invece ho fatto più fatica e mi sono abbassato spesso perché spingevamo di più a sinistra con Belfasti e Boldrini. Io cerco sempre di dare il mio contributo dal punto di vista delle letture e dell’esperienza: sono cocciuto ed ambizioso, non mi accontento mai perché la Reggiana non è il traguardo della mia carriera ma una partenza verso qualcosa di importante, quindi posso e devo dare di più».

Giocare con due under a centrocampo non complica le cose?
«Crema lo conosco bene, al di là dell’età (classe ’99, ndr) è un ragazzo già formato: per via della sua struttura fisica ci mette più tempo ad entrare in forma però garantisco che è un “animale”, sa ascoltare i compagni e si allena al massimo, così come Zaccariello. I giovani non devono essere una scusante o un alibi ma vanno fatti crescere: dobbiamo metterli nelle condizioni di darci un qualcosa in più, con il bastone e la carota. I miei compagni hanno tutti la testa sulle spalle e se ascolteranno lo staff tecnico sono sicuro che si toglieranno delle soddisfazioni».

Luche, già tuo compagno alla Feralpi, non sta attraversando un buon periodo tanto che domenica è stato mandato in tribuna…
«Nicola è un ragazzo generoso, deve solo capire che è importante trovare la continuità negli allenamenti e in altre situazioni particolari. Alle spalle ha diversi anni in Serie C, ma come tutti i giovani vive periodi di alti e bassi: sicuramente ha la stima e la fiducia del gruppo, deve però ritrovare la serenità e non sentirsi troppo responsabilizzato».

Staiti fuori dal campo che passioni coltiva?
«Il basket mi piace tantissimo, soprattutto l’NBA dove ci sono dinamiche di spogliatoio che mi ricordano il calcio, ma seguo anche la pallavolo essendo rimasto affascinato dai video motivazionali del c.t. Velasco. Al di là dello sport vado spesso al cinema con la mia compagna: siamo appassionati di film horror e thriller. Leggo molto, specialmente le opere di Zafon, Musso e Levin».

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